Non tutti sanno che…

Manovra di Valsalva: cos’è, a cosa serve e applicazioni cliniche

Se un amico vi chiedesse di descrivere la Manovra di Valsalva (una manovra che consiste in una inspirazione relativamente profonda seguita da un’espirazione forzata a glottide chiusa della durata di alcuni secondi) credo che la vostra prima risposta sarebbe di dire che è una manovra spontanea che eseguiamo spesso durante il giorno o defecando o tossendo e che viene adoperata dai subacquei durante la discesa per compensare l’aumento della pressione sull’orecchio, dai piloti in acrobazie aeree coinvolgendo anche la contrazione degli arti per facilitare il ritorno venoso al cuore, ma anche dagli astronauti nelle tute spaziali per consentire di equalizzare la pressione nelle orecchie eseguendo la manovra di Valsalva all’interno della tuta senza usare le mani per bloccare il naso.

Origini storiche

Sembra che i primi ad utilizzarla fossero medici arabi nel XI secolo d.C. e riportato dal 200 AC. da Galeno di Pergamo senza significati fisiologici, ma si deve a Antonio Maria Valsalva (AMV), nato a Imola (1666-1723) e docente all’Università di Bologna tra il XVII e XVIII secolo, la introduzione nella pratica clinica e nella diagnostica: da allora la chiamiamo “la manovra di Valsalva” (MV). Nel «De Aure Humana Tractatus», edito per la prima volta a Bologna nel 1704, successivamente ripubblicato a Utrecht nel 1707, una terza edizione fu pubblicata a Ginevra nel 1710, Valsalva la descriveva come “l’aria viene forzata verso l’interno con le narici e bocca occluse”.

Teatro anatomico dell’Università di Bologna.
Teatro anatomico dell’Università di Bologna.

Antonio Maria Valsalva

 

Applicazioni nella pratica clinica

Ne ha descritto l’uso come “esercizio correttivo, da ripetere, e porterà all’estrusione di materia cerebrale o tramite la ferita, tramite le narici, attraverso la bocca o attraverso il meato uditivo con grandi benefici”. La MV fu usata all’inizio per rimuovere suppurazione e corpi estranei dall’orecchio e divenne popolare quando in un incontro scientifico a Lipsia nel 1850, Ernst Weber presentò la sua esperienza personale di grave bradicardia, convulsioni, e perdita di conoscenza comparse eseguendo la manovra, come testimoniato dal suo assistente e fratello Eduard. Da allora, l’effetto della manovra sul sistema cardiocircolatorio è stato ampiamente analizzato, confermando come i cambiamenti della pressione intratoracica e intra addominale associati alla manovra risultano in una complessa risposta cardiovascolare. Per tale motivo largamente utilizzata nella semeiotica “classica” per la valutazione dei pazienti con scompenso cardiaco e per una più approfondita valutazione dei soffi cardiaci. Anche l’avvento di metodiche di “Imaging” più moderne non ne ha ridotto l’utilizzo trovando impiego nella pratica clinica come valido supporto semeiologico nel laboratorio di Ecocardiografia per la valutazione della funzione diastolica del ventricolo sinistro, nella valutazione dell’entità dell’ostruzione all’efflusso del ventricolo sinistro nella cardiomiopatia ipertrofica, e nella diagnosi di pervietà del forame ovale (PFO) per la valutazione dello shunt destro-sinistro ad esso associato. Inoltre, la MV conserva una discreta utilità nella valutazione semeiotica classica di numerose condizioni cliniche cardiovascolari come la diagnostica dei soffi cardiaci sistolici, la disfunzione Autonomica, le aritmie e lo scompenso cardiaco.

Attualità e rilevanza

Oggi viene quindi insegnata ai pazienti durante la tachicardia parossistica, che sfruttando l’effetto della manovra sui nervi vaghi che innervano i polmoni, possono attraverso la manovra provocare una loro stimolazione rallentando la frequenza cardiaca. Da oltre tre secoli la MV mantiene la sua validità e utilità in vari altri ambiti disciplinari, come durante l’indagine Eco Color Doppler della circolazione venosa degli arti inferiori per la ricerca della incontinenza valvolare della giunzione safeno femorale, ma anche per valutare ernie e valutare l’incontinenza urinaria e fecale.

AMV – Strana storia quella di Antonio Maria Valsalva, scienziato innovatore, che laureatosi all’età di ventuno anni con lode all’Università di Bologna sotto la direzione di Marcello Malpighi, presentando una tesi sulla “Superiorità della Dottrina Sperimentale”, ha avuto l’intera carriera accademica punteggiata dall’opposizione alla rigida osservanza aristotelico-tomista e dalla promozione dell’indipendenza della ragione nello studio dei fenomeni naturali. Una storia costellata da scoperte anatomiche e fisiologiche, ma anche da grandi intuizioni come a proposito dei cosiddetti Seni di Valsalva la cui turbolenza è necessaria alla chiusura iniziale della valvola aortica, ma anche a proposito delle Malattie Mentali, tanto che AMV viene considerato il fondatore della moderna Psichiatria, avendo per primo proposto un approccio terapeutico umanitario per i malati di mente.

Bibliografia
Antonio Maria Valsalva (1666–1723). The Smooth Revolution Made by a Gentleman.
Patrizia Fughelli, Andrea Stella, Antonio V. Sterpetti. Circ Res. 2019; 124: 1704-1706.

Il professore Andrea Stella, Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna

di Andrea Stella

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