Sanità pubblica e sanità privata

Non un bivio, ma l’inizio di un progetto

Sappiamo bene come la presenza del privato in sanità riguardi una moltitudine di situazioni, con rapporti con il pubblico assai diversificati. È una presenza in forte crescita in tutti i paesi europei, legata al definanziamento della sanità pubblica e al depotenziamento e alla ricollocazione del ruolo dello Stato in ambiti di ricerca, formazione e produzione di beni e servizi. Le aree di presenza del privato riguardano il finanziamento privato di servizi e prestazioni: pagamento diretto delle prestazioni (out of pocket), assicurazioni private, forme mutualistiche ed erogazione di prestazioni sanitarie da parte del privato in varie forme: erogazione in proprio da parte del privato, erogazione di prestazioni del privato per il SSN (privato convenzionato), attività privata all’interno della struttura pubblica (libera professione intramoenia), e lo svolgimento da parte del privato di attività all’interno della struttura pubblica (esternalizzazioni).

Il rapporto tra pubblico e privato nel sistema sanitario

La spesa privata diretta rappresenta circa il 22% della spesa totale, più elevata nelle regioni del Nord (oltre al Lazio), con una forte correlazione con il reddito pro capite. La quota più consistente è rappresentata dalla spesa farmaceutica (22%), che tuttavia solo per il 43% è dovuta ai farmaci di classe C e automedicazione, mentre il 57% è rappresentato dalla differenza di prezzo con i generici, dall’acquisto diretto di farmaci in classe A e, in particolare, dalla spesa per farmaci omeopatici, erboristeria, integratori e prodotti parafarmaceutici di largo consumo diffuso presenti sul mercato nazionale.

Disuguaglianze territoriali e accesso alle cure

La sanità privata convenzionata è ormai ben strutturata nel territorio nazionale, con una presenza maggiore in Lombardia con 19, 2 in Lazio e 1 rispettivamente in Veneto, Emilia e Romagna, Molise e Puglia. Complessivamente il privato accreditato erogherebbe, secondo alcune stime, il 70% delle prestazioni di lungodegenza e riabilitazione (le cosiddette prestazioni post-acute), il 65% di quelle ambulatoriali, il 25% di quelle per acuti. Pur concordando con Chiara Cordelli, Mondadori 2022, “In una società democratica, i ‘bisogni sociali’ non sono semplicemente bisogni, bensì diritti, che si collocano in una relazione di obblighi e doveri reciproci che solo un ente pubblico, ossia un ente capace di agire a nome di tutti simultaneamente e collettivamente può soddisfare”, nel momento di pensare alla progettualità futura dovremo tenere conto che il nostro paese è caratterizzato da elevati livelli di diseguaglianze territoriali, che non ha pari in nessuna nazione della UE, con alcune delle regioni più ricche e alcune delle regioni più povere dell’Unione. I sistemi assicurativi e quelli connessi al welfare aziendale hanno, insiti nella loro natura fondativa, elementi di connessione alla capacità contributiva del soggetto e del nucleo familiare, nonché alla distribuzione occupazionale sul territorio nazionale, in termini di percentuale di occupati e di caratteristiche e dimensione/concentrazione delle imprese produttive. Tali fattori comportano inevitabilmente una rilevante dipendenza dal reddito e dall’attività lavorativa rispetto all’accesso e alla qualità dei servizi sanitari.

Integrazione pubblico-privato: una strategia per il futuro

Al momento attuale, nella certezza che il Sistema Sanitario Nazionale rappresenta un modello da perfezionare e da non smobilitare, dovremmo pensare a una partecipazione sempre più integrata, riducendo competitività e aumentando la comunanza e la condivisione degli obiettivi. Due attori, pubblico e privato, che facciano della collaborazione e della condivisione uno scenario utile a potenziare il servizio universalistico, dove l’assistenza sanitaria e il welfare siano un diritto e non un bene da comprare. Un percorso arduo in tempi di ristrettezze economiche, ma non impossibile e soprattutto virtuoso, perché attuare in sinergia significa anche avere controllo delle spese complessive sostenute nel medio e lungo periodo.

 

Il professore Andrea Stella, Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna

di Andrea Stella,
Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna

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