Le normative ci aiutano
La prescrizione dall’ospedale al territorio
Il passaggio del paziente dal ricovero ospedaliero al territorio costituisce uno snodo cruciale per la continuità assistenziale. La gestione appropriata della prescrizione dei farmaci in questa fase è essenziale per garantire la prosecuzione delle terapie, prevenire interruzioni, ridurre i rischi clinici e ottimizzare l’impiego delle risorse del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In questo contesto, il farmacista del servizio farmaceutico territoriale svolge un ruolo centrale, reso ancora più rilevante dall’evoluzione normativa degli ultimi anni.
Un quadro normativo in evoluzione
Il legislatore ha progressivamente introdotto norme volte a favorire l’integrazione tra ospedale e territorio, ponendo al centro il principio della continuità assistenziale. Già il D.P.C.M. 12 gennaio 2017, con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ha definito con maggiore chiarezza l’ambito di erogazione dei farmaci in dimissione ospedaliera e la gestione condivisa dei medicinali classificati nel Prontuario della Distribuzione Diretta Ospedale-Territorio (PHT). Successivamente, il DM 77/2022 ha rappresentato un ulteriore salto di qualità. Il decreto, che riorganizza l’assistenza territoriale in attuazione del PNRR, individua modelli organizzativi più vicini al cittadino e rafforza il ruolo del territorio come protagonista nella gestione del paziente cronico e complesso. In questa cornice normativa, la corretta gestione della transizione terapeutica dal ricovero al domicilio diventa uno dei pilastri per la continuità e la sicurezza delle cure.
Il ruolo chiave del farmacista territoriale
All’interno di questo scenario normativo, il farmacista del servizio farmaceutico territoriale assume molteplici funzioni:
- verifica e controllo prescrittivo: il farmacista verifica la congruità delle prescrizioni ospedaliere, controllando che siano corredate da piani terapeutici aggiornati e conformi ai protocolli regionali e nazionali;
- assistenza al paziente: fornisce informazioni chiare e personalizzate al paziente sulle modalità di assunzione dei farmaci, sulle possibili interazioni e sugli effetti collaterali;
- monitoraggio dell’aderenza: favorisce l’aderenza terapeutica, particolarmente nei pazienti cronici e fragili, anche attraverso programmi di riconciliazione farmacologica;
- interfaccia ospedale-territorio: dialoga costantemente con i medici di medicina generale, gli specialisti e i clinici ospedalieri per garantire l’allineamento terapeutico.
Il DM 77 ha valorizzato anche il contributo del farmacista nella nuova organizzazione delle Case della Comunità e dei Centri Operativi Territoriali (COT), all’interno dei quali il farmacista può essere coinvolto nella gestione multidisciplinare del paziente, contribuendo al controllo della terapia farmacologica e alla prevenzione degli errori.
La distribuzione diretta e per conto: strumenti di prossimità
Proprio in attuazione di questi principi, le modalità di erogazione dei farmaci sono state affinate negli anni per rispondere in maniera più efficiente ai bisogni del paziente dimesso. Con la Legge di Bilancio 2024 è stato previsto il trasferimento di alcune molecole dalla Distribuzione Diretta (DD) e dalla Distribuzione per Conto (DPC) alla distribuzione convenzionata, con l’obiettivo di semplificare ulteriormente l’accesso ai farmaci per i pazienti e ottimizzare la gestione delle risorse da parte del SSN. Questa evoluzione normativa rafforza il principio della prossimità, avvicinando il farmaco al cittadino e riducendo i tempi e gli spostamenti necessari per il reperimento della terapia, soprattutto per i pazienti cronici e fragili che richiedono continuità e facilità di approvvigionamento. Questi strumenti, previsti da specifiche normative regionali e accordi tra SSN e farmacie convenzionate, consentono al paziente di ritirare i farmaci senza ulteriori passaggi burocratici, migliorando l’accessibilità e alleggerendo il carico assistenziale sui servizi ospedalieri. Il farmacista territoriale, in questo ambito, funge da garante della corretta dispensazione e da presidio educativo per il paziente.
Il supporto dei sistemi informativi
L’evoluzione normativa ha trovato un importante alleato nell’innovazione tecnologica. La digitalizzazione della prescrizione, attraverso la ricetta dematerializzata e il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), permette oggi di avere una visione più completa del percorso terapeutico del paziente, facilitando il raccordo tra prescrittori e dispensatori. L’accesso ai piani terapeutici elettronici consente al farmacista territoriale di verificare in tempo reale la validità e la conformità delle terapie, di monitorare il rispetto delle tempistiche e di partecipare attivamente alle attività di farmacovigilanza.
Criticità ancora presenti
Nonostante il quadro normativo sia complessivamente favorevole, permangono alcune criticità operative:
- disomogeneità applicativa a livello regionale e aziendale;
- difficoltà di comunicazione tempestiva tra ospedale e territorio, specie nelle dimissioni precoci o nei piani terapeutici non aggiornati;
- necessità di una formazione continua per tutti gli operatori coinvolti;
- la gestione di farmaci innovativi, spesso soggetti a monitoraggi AIFA, che richiedono una particolare attenzione ai flussi informativi e amministrativi.
In conclusione, possiamo dire che le normative ci aiutano, ma non possono sostituirsi al lavoro quotidiano di coordinamento e di collaborazione tra professionisti sanitari. In questo contesto, il farmacista del servizio farmaceutico territoriale si conferma un professionista essenziale per la sicurezza delle terapie, l’efficacia dell’assistenza e il rispetto dei principi fondamentali del nostro SSN. La piena attuazione del DM 77 e il consolidamento dei percorsi condivisi rappresentano oggi la sfida e l’opportunità per migliorare ulteriormente l’integrazione ospedale-territorio, ponendo sempre al centro il paziente e i suoi bisogni.

di Andrea Caprodossi



