Siamo nello studio del Dott. Claudio Pirovano e con lui uno dei suoi medici associati la dott.ssa Francesca Papa, un’occasione per parlare dell’accesso a medicina visto da punti vista diversi.
L’accesso a Medicina è diventato oggetto di discussioni soprattutto dopo l’introduzione del numero chiuso. Come è stato per voi l’accesso al Corso di studi di Medicina e Chirurgia?
Non avendo avuto in quegli anni vincoli all’accesso al corso di Medicina quello che mi è rimasto impresso di quella mancanza di limiti era la scarsità di disponibilità organizzativa e di risorse per accogliere il notevole numero di studenti che afferivano ai corsi dei primi anni. Aule traboccanti, con studenti seduti sulle scale o appollaiati ovunque, lezioni ovviamente solo teoriche per mancanza di laboratori, numero di auditori sproporzionato rispetto al numero dei docenti. Eravamo molto lasciati da soli, c’era molto da arrangiarsi…. paradossalmente si poteva arrivare alla laurea senza avere particolari contatti con i malati. La formazione didattica pratica era basata sull’iniziativa personale, molti di noi sceglievamo autonomamente un reparto ospedaliero o universitario dove poter iniziare a seguire i pazienti ricoverati e gli ambulatori. Questa situazione ha portato quindi a un numero rilevante di laureati che per anni non hanno trovato lavoro. Una situazione irreale che andava sicuramente regolamentata e organizzata, come è successivamente avvenuto, per altro con risultati discutibili considerato che quella errata programmazione del numero chiuso ci ha portato attualmente a una carenza importante di medici.
Qual è la vostra opinione sull’attuale metodo di accesso, il cosiddetto “Concorsone”, un concorso che vede alla prova un numero esorbitante di aspiranti medici rispetto al numero programmato dalle singole Università?
L’accesso a Medicina da anni è accompagnato da polemiche e proteste, ricorsi e iscrizioni ad altre facoltà col tentativo di rientro l’anno successivo. I quiz si sono sempre dimostrati inadeguati e non congrui con la possibilità di selezionare una potenziale capacità non solo di diventare medico ma di essere in grado di fare il medico. Che è ovviamente ben altra cosa che rispondere a dei quiz spesso privi di coerenza con il contesto della selezione. Mi sembra davvero importante che questo accesso alla facoltà sia basato su criteri ben diversi che considerino anche una attitudine del candidato a dedicarsi a una professione che unisce competenza scientifica essenziale a capacità di comunicazione e predisposizione al contatto umano del rapporto medico paziente, aspetti spesso non troppo valorizzati.
Nel 2023 cambierà in meglio con la possibilità da parte del candidato di effettuare più prove e scegliere il punteggio migliore con 50 domande invece delle 60 attuali, e con contenuti più scientifici.
Sembra una modifica interessante ma si vedrà solo alla prova dei fatti se compariranno delle criticità. Ancor più stimolante pare l’iniziativa di formazione e interesse fin dal IV anno delle scuole superiori, consentirebbe anche agli studenti di comprendere se quella potrebbe essere davvero la loro strada.
Si dice in genere che i medici scarseggiano, questo aspetto è evidenziato anche nella professione del Medico di Medicina Generale?
C’è, come è evidente, una profonda crisi di interesse da parte dei giovani medici nei confronti della medicina generale. E come potrebbe essere altrimenti? Una disciplina che è stata per anni relegata a seconda scelta, spesso interpretata come un lavoro di minore interesse e stimolo, da sempre considerata come ponte burocratico tra le esigenze di salute del cittadino e i centri ospedalieri e ambulatoriali di erogazione della salute. I medici di famiglia sono caricati da oneri burocratici molto gravosi per molte ore al giorno che nulla hanno a che vedere con la professione e che sottraggono tempo prezioso alla clinica e al rapporto col paziente. I giovani medici che decidono di fare i MMG desiderano dedicarsi ai malati o seguire le persone nel loro percorso di prevenzione e terapia, che interesse possono avere a dover trascorrere ore saltellando da portali burocratici spesso mal funzionanti o copiando prescrizioni di specialisti o ospedalieri?
Qual è la vostra idea sull’accesso libero con sbarramento al 1° anno per chi non ha completato il curriculum previsto?
È una strategia interessante e sicuramente efficace, come succede in altri paesi europei. Necessita di un grande impegno in risorse da dedicare ai primi anni ma consentirebbe a tutti di verificare il reale interesse verso il corso di studi e a selezionare le migliori qualità degli studenti. La dottoressa Francesca Papa medico di più recente formazione, all’inizio degli anni 2000 delinea anche nuovi scenari: “penso si possa essere in accordo con l’accesso al corso di laurea al più vasto numero di studenti: con una selezione naturale degli aspiranti medici dopo il primo anno. Sarebbe inoltre opportuno avvalersi di analisi preliminari che considerino il curriculum del futuro medico (extrascolastico) ed effettuare una valutazione psicologica dello studente. Per quanto riguarda di Medicina Generale incrementare il massimale di assistiti da 1500 pz a 1750 pz per sopperire alla mancanza di MMG che non ci consentirebbe di assicurare al cittadino una ‘buona’ medicina di base, aumentando il carico burocratico per ogni singolo medico (senza potenziare le già scarse risorse amministrative a cui abbiamo accesso). Andrebbe inoltre riorganizzata strutturalmente l’università e nello specifico il corso di laurea, con nuovi contenuti e aumentando le ore di formazione intra ed extra ospedaliera (didattica) per ogni studente”.

di Claudio Pirovano e Francesca Papa



