Dottore a chi? Il Medico e la soddisfazione sul lavoro

Nelle aziende “Intelligenti” una delle cose valutate maggiormente verso i dipendenti è la loro soddisfazione sul lavoro, si possono trovare a questo scopo innumerevoli questionari con indicatori di soddisfazione soggettiva ma anche oggettiva così come esiste anche un’ampia e varia quantità di lavori che la studiano e approfondiscono.

La relazione medico-paziente

Ci siamo chiesti se queste evidenze possano essere valide anche relativamente alla professione di Medico in particolare del MMG, la risposta che ci siamo dati è semplice: NO. La professione di medico è particolare e non può essere paragonata a nessuna altra professione e lavoro in quanto è direttamente legata allo stato di risoluzione problematiche, salute e benessere dei vostri pazienti coinvolgendo in questa valutazione spesso anche i loro familiari.
In questo breve articolo troverete alcune considerazioni che mettono in relazione il vostro lavoro con quella che viene definita appunto soddisfazione sul lavoro, considerazioni che non sono esaustive ma che vogliono semplicemente essere un’introduzione a questo tema che soprattutto in questi tempi, che ci piacerebbe definire post covid, possono darvi risposte importanti sul vostro livello di soddisfazione professionale.

Il medico tra competenze e responsabilità

Vorrei partire con il vero significato della frase “soddisfazione sul lavoro”, ne esistono molteplici e tutti validi ma quello che trovo più immediato e semplice è quello che la spiega come: la misura in cui un professionista si sente realizzato nel proprio lavoro, rispetto al quale sviluppa inoltre anche emozioni positive.
La soddisfazione “sul e nel lavoro” per un medico, parte da un personalissimo e individuale viaggio nel tempo, infatti viene determinata oltre che da indicatori specifici che dopo troverete e potrete valutare, dallo scorrere del tempo e dalla collocazione del vostro focus cognitivo: cioè dalle esperienze del passato (successi terapeutici, insuccessi ed errori) dalla realtà operativa del quotidiano (urgenze, problematiche operative e relazioni con colleghi, pazienti e familiari) e cioè quello che sperimentate ogni giorno ogni volta che “Fate ambulatorio” o durante le visite domiciliari, che determinano una soddisfazione immediata relativa al vostro approccio ma non ancora ai risultati effettivi terapeutici e ultimo ma non meno importante dalle vostre aspettative circa il futuro inteso principalmente come risoluzione positiva delle patologie dei vostri pazienti a seguito delle vostre diagnosi e terapie. Quindi le vostre esperienze passate creano e consolidano la vostra percezione quotidiana operativa e professionale che ha un impatto su sicurezza ed efficacia personale e professionale (autostima ed autoefficacia) e di conseguenza sulla efficacia futura delle patologia trattate. Questo circolo può essere virtuoso ma può appesantire negativamente la percezione del vostro benessere professionale (mi sento competente e lo dimostrano i miei risultati e quindi percepisco il futuro non come una minaccia ma come opportunità di successo oppure: causa i miei insuccessi vivo un presente problematico e insicuro che mi genera ansia per il domani e mi impedisce una proattività consapevole, il lavoro mi diventa un nemico e vivo la professione in costante difesa per minimizzare i rischi).

Crisi e trasformazione della professione medica

Ci sono anche altre differenze specifiche della professione di medico rispetto a qualunque altra professione, mi riferisco in particolare a quella del medico di medicina generale: lo studente che si approccia alla facoltà di medicina ha già o dovrebbe avere chiaro il suo percorso professionale, MMG o specialista in genere, diciamo che essere e non solo fare il medico è lo sbocco automatico e probabilmente unico per uno studente di medicina, per tutte le altre facoltà invece esistono poi innumerevoli declinazioni future del lavoro, il percorso per diventare un medico a tutti gli effetti inoltre è lungo e non facile ricco davvero di “up and down” continui e frequenti con alla base una incertezza costante, quindi chi si approccia a questa nobile professione deve avere un requisito di base indispensabile: la passione. Infatti, la passione per questa professione è l’ingrediente di base più importante per trovare una piena soddisfazione sul lavoro e nel lavoro. Un’altra differenza rispetto ad altre professioni è che quella del Medico (MMG) è una professione che si sviluppa quasi sempre in solitudine, si è il capo di se stessi, sempre soli di fronte alle scelte terapeutiche anche se spesso il network con i colleghi può aiutare, ma poi la responsabilità è sempre del singolo. Questo rende davvero raro ottenere feedback strutturati e completi sulla qualità del proprio operato che ha come indicatore più importante l’impatto che le vostre scelte terapeutiche hanno sulle patologie del paziente, i feedback vengono dati dal paziente o dai familiari ma sempre in termini di scomparsa dei sintomi o cura della patologia. Nelle altre professioni spesso invece si lavora a stretto contatto con i colleghi con cui esiste non sempre ma auspicabilmente un continuo scambio relazionale ed anche a volta una condivisione delle decisioni e delle responsabilità.

Altro fattore importante per un MMG non esiste un vero percorso di carriera, quindi questa aspettativa che spesso nelle altre professioni è una fonte importante di motivazione e di soddisfazione sul lavoro viene a mancare od essere secondaria, la domanda: “cosa significhi fare carriera per un MMG” non ha infatti una chiara risposta, probabilmente fare carriera ha anche a che fare con il numero di assistiti, la loro fidelizzazione, la reputazione professionale e l’indice di successo terapeutico così come la relazione con colleghi, strutture pubbliche sanitarie, farmacisti e pazienti/familiari.

Verso una nuova identità del medico

Abbiamo parlato di indicatori di soddisfazioni, ne abbiamo sviluppati otto specifici per la professione medica per questi indicatori i criteri di valutazione sono semplicemente: vero o non vero.

1) Il Covid non ha impattato negativamente la mia visione e percezione della professione, verso la quale non ho mutato in negativo il mio atteggiamento sviluppando ansia, umore depresso, paura?
2) Il dover sempre aspettare del tempo per valutare i miei risultati terapeutici sulle patologie non mi genera preoccupazione e timore.
3) La relazione con i pazienti e con i familiari, i loro feedback, hanno impatto sulla soddisfazione che trovo nel mio lavoro ogni giorno.
4) La tanta burocrazia che devo sostenere nella professione è un elemento che non ne abbassa la mia soddisfazione.
5) Ho tempo sufficiente a disposizione per la mia crescita professionale e i miei approfondimenti su nuove patologie, nuovi strumenti diagnostici e nuove soluzioni terapeutiche e ciò abbassa la mia soddisfazione e la mia percezione di competenza.
6) La presenza della medicina difensiva non impatta sulla qualità, efficacia, proattività e soddisfazione del lavoro.
7) Mi sento apprezzato, sento di avere la fiducia dei miei pazienti e dei familiari. 8) Il mio work life balance, economico, familiare e relazionale (sentirsi in controllo e soddisfatti) è sicuramente positivo.

Se volete fare una prima analisi della vostra soddisfazione utilizzate nelle risposte questa scala: A) vero B) parzialmente vero C) parzialmente falso D) falso E) non lo so.
Prevalenza A: completamente soddisfatto.
Prevalenza B: soddisfatto sufficientemente.
Prevalenza C: soddisfazione situazionale alterna.
Prevalenza D: situazione pre burn out, insoddisfacente.
Prevalenza E: situazione non chiara, rassegnazione e dubbi.

La domanda finale che vi dà una risposta soggettiva ma risolutiva verso la comprensione della vostra soddisfazione lavorativa è questa: consiglierei ad un giovane neolaureato di fare il mio stesso percorso per trovarsi professionalmente dove sono io adesso? Buona analisi dallo staff medico marketing Techdow.

di Giovanni Gabrielli

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