Pillole di comunicazione terapeutica. “E adesso non chiamateci eroi”: comunicare ai tempi del covid

In questi ultimi due anni di pandemia, di lockdown, di green pass, di vaccinazioni più o meno tutti noi abbiamo sviluppato un bias cognitivo che potremmo chiamare “la mente che mente”.

La comunicazione politica, istituzionale e scientifica, che in questi due anni è stata tutt’altro che funzionale e chiara, ha portato molto spesso le persone a credere cose che in realtà non esistono (ad esempio le problematiche legate ai no vax) e a sviluppare inoltre aspettative sia positive che negative verso l’impatto e la risoluzione di questa pandemia. Da questo la “mente che mente”, che significa che la nostra mente ci ha mentito o per non farci impaurire o per farci impaurire. Indubbiamente l’impatto della pandemia sulle nostre menti, impatto quasi sempre invisibile, ha creato tensioni emotive, ansia e paura, incertezza sul futuro, preoccupazione per le nostre famiglie e malesseri psicologici generalizzati. Conoscere questi meccanismi che possiamo definire utili alla nostra sopravvivenza ci permette anche di meglio comprendere gli aspetti comunicazionali e relazionali nostri e dei nostri interlocutori. Da qualche anno una nuova parola è stata coniata per definire il processo ottimale della comunicazione che porta allo sviluppo di relazioni efficaci. Questa parola è EMPATIA, definita in maniera semplice come la capacità di capire gli altri specialmente dal punto di vista emozionale. L’ostacolo maggiore allo sviluppo di comunicazioni efficaci e relazionalmente “calde” è stata ed è proprio la mancanza, in questo periodo, di comunicazioni empatiche. Si sta guardando di più agli aspetti contenutistici della comunicazione, alle mille regole promulgate dai vari DPM in maniera fredda e impersonale rispetto a un’attenzione reale anche emotiva verso gli altri.

Da due anni, e ancora adesso, tutti noi abbiamo sviluppato varie emozioni, prima fra tutte la paura che ancora ci pervade nonostante l’efficace campagna vaccinale, paura del contagio, paura di contagiare i propri cari; ha cominciato ad insinuarsi nella nostra mente un senso di frustrazione data dal fatto che in maniera repentina siamo stati obbligati dalla pandemia ad uscire dalle nostre zone di comfort sia emozionali che comportamentali e il futuro, che sembra non arrivare mai, soprattutto riguardo agli aspetti lavorativi ed economici, è diventato oramai una visione cupa, minacciosa e avvilente.

Se guardiamo un telegiornale, infatti, in questo momento il 40% del tempo lo si passa ad ascoltare notizie sull’impatto della pandemia sempre poco rassicuranti e distoniche e nel restante tempo ascoltiamo notizie di aziende che chiudono, scuole che non funzionano, ospedali che non curano più i pazienti critici non COVID, unite alle notizie sugli esagerati aumenti di gas, luce, benzina. Tutto questo non ci aiuta a comprendere il quadro oggettivo della situazione attuale, e così oltre alla frustrazione, ansia e paura si è aggiunto nelle nostre menti anche uno stato pervasivo di angoscia e di impotenza. La domanda che la nostra mente quasi sempre si fa è: “e adesso”?

Gli operatori sanitari che due anni fa erano stati definiti prontamente eroi spesso stanno diventando dei capri espiatori, reazione dovuta all’incertezza e alle troppe regole spesso non comprensibili e quindi poco comprese. Tutti questi sentimenti ed emozioni sono presenti nelle menti dei vostri pazienti ma spesso anche nelle vostre menti.

In questa epoca pandemica si sta delineando un nuovo modello di comunicazione terapeutica, in cui la comprensione del quadro emozionale e comportamentale, sia del medico che del suo paziente, è alla base di un nuovo modo di ascoltare e di ascoltarsi. L’ascolto intra ed interpersonale sarà alla base dello sviluppo di una comunicazione relazionale basata sull’empatia ma che per tutti questi motivi deve diventare una empatia situazionale. Se si sarà in grado di sviluppare questa empatia situazionale la mente che mente si trasformerà in: “LA MENTE, CHE BELLA MENTE!!!”.

Giovanni Gabrielli

di Giovanni Gabrielli

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