Srini Pillay neuropsichiatra che insegna ad Harward ha pubblicato nel 2017 la I Edizione di, Potere del cazzeggio, perché la distrazione ci rende più intelligenti. Una descrizione analitica di come la distrazione e pause di riflessione, “cazzeggio”, diventano assai utili alla nostra mente troppo spesso coinvolta in ritmi lavorativi che non lasciano nessun spazio alla riflessione libera. Inizia il suo libro con un racconto assai esplicativo di quello che poi tratterà: “…un venerdì sera del 1983 un uomo e la sua compagna stavano viaggiando lungo la Highway 128 da Berkeley a Mendocino … l’uomo alla guida era stanco e la sua mente sempre meno lucida. Mentre la sua fidanzata sonnecchiava sul sedile accanto, ripensò al lavoro su cui era impegnato in quel periodo: una ricerca sul DNA…
È lui stesso a ricordare l’episodio: …Lasciai vagare la mente, tornando al laboratorio. Catene di DNA comparvero all’improvviso, come fluttuando nell’aria.
All’improvviso ebbe una intuizione. Si fermò a bordo strada, esattamente al miglio 46,58 e inizio a raccogliere le sue idee frammentarie”.
Da quella sera la scienza non sarebbe più stata la stessa. Quell’uomo era il Dottor Kary Banks Mullis, il Biochimico che 10 anni dopo quel faticoso viaggio in macchina, si sarebbe aggiudicato il Premio Nobel per aver compreso la reazione a catena della polimerasi, nota come PCR. In quel faticoso viaggio notturno la sua mente raccolse le idee combinandole in modo nuovo e dopo non avrebbe dovuto fare altro. Qual è la magia che ci fa avere intuizioni geniali o perlomeno intelligenti in momenti di apparente abbandono delle nostre capacità cognitive, dalla intuizione alla elaborazione?
Quando i nostri occhi guardano con i paraocchi siamo sottoposti a quella che gli psicologi chiamano “cecità attenzionale”. L’iperconcentrazione rischia di farci perdere le cose davvero importanti, con perdita di interesse o apatia, loss of caring. In tal senso l’eccessiva concentrazione può essere in grado di ostacolare l’innovazione. Quando parlavo ai miei allievi dell’importanza del “cazzeggio” mai avrei pensato ad una interpretazione scientifica di tale modello comportamentale, ma intuivo l’importanza di creare momenti di pausa riflessiva che possono non solo migliorare la propria efficienza, ma anche le nostre relazioni con colleghi ed amici. Srini Pillay ci dà una magistrale interpretazione di come cazzeggiare non deve provocarci sensazioni negative, ma al contrario generare in noi effetti benefici.
La disattenzione limita l’attività dell’amigdala e genera un senso di calma e stimola la corteccia frontopolare e pertanto la creatività, ma incrementa anche l’attività dell’insula anteriore e rafforza la percezione di sé. Ristabilisce l’attività della corteccia prefrontale restituendoci le energie mentali evitando l’eusarimento. Migliora la memoria a lungo termine e il recuparo di esperienze rilevanti. Tuttavia il suo effetto più consistente e profondo è un incremento di attività del default mode network (DMN), una rete neurale distribuita in diverse regioni del cervello che si attiva durante le ore di riposo e si disattiva di solito quando siamo impegnati in attività che richiedono concentrazione.
Insomma sembra prorio che il saper cazzeggiare sia fondamentale per la nostra efficienza mentale, come sapere effettuare almeno due volte al giorno meditazione per almeno venti minuti.
Infatti prendersi delle pause per permettere ai pensieri di raccogliersi è uno degli aspetti più importanti di un percorso formativo, altrimenti la routine non lascia spazio al ritmo cognitivo.
La scoperta che DMN è uno dei maggiori consumatori di energia del cervello avvalora l’idea del suo collegamento alle reti neurali legate alla concentrazione e DMN (una volta considerato Do Mostly Nothing, la rete del far nulla) costituisca un network sincronizzato dove Attenzione e Disattenzione sono strettamente connessi. Come ci dice Srini Pillay “attenzione e disattenzione sono come un buon ragù: è difficile dire se sia la carne a dare sapore al sugo o il sugo a dare sapore alla carne. I due elementi collaborano alla perfezione, tutto qui ”.
Le intuizioni geniali a volte ci colgono nei momenti più impensati magari sotto la doccia o come accadde a Kary Banks Mullis in un momento di apparente stanchezza che ci induce a cazzeggiare. Cazzeggiamo cari amici, farlo ci ricarica e permette al nostro cervello di essere inaspettatamente più produttivo. Vagare con la mente ci aiuta a immaginare a sognare ad occhi aperti. Vagare non per perdersi ma per ritrovarsi più presenti ed efficenti: “Ho vagato da solo come una nuvola” (I wondered lonely as a cloud, William Wordsworth).
Srini Pillay neuropsichiatra che insegna ad Harward – Potere del cazzeggio, perché la distrazione ci rende più intelligenti. Editore Centauria. III Edizione 2018.

di Andrea Stella



