Lei ha parlato nell’audizione al Senato riguardo alla legge sulle “Politiche in favore delle persone anziane”.
Come molti di voi sanno, è stato recentemente approvato il decreto attuativo della legge Delega 33/2023 sulla assistenza agli anziani. Purtroppo, il decreto è pieno di buone intenzioni ma da un punto di vista strettamente operativo applica solo alcuni finanziamenti per l’aiuto ai pazienti non autosufficienti in grave difficoltà economica.
La Legge rimane un ottimo fondamento per lo sviluppo di una nuova assistenza al paziente anziano
La Legge rimane un ottimo fondamento per lo sviluppo di una nuova assistenza al paziente anziano, secondo nuovi paradigmi che da tempo portiamo avanti con la Società. Sia in audizione che con documenti stiamo provando a proporre le nostre idee, al momento con buone intenzioni di ascolto che speriamo possano svilupparsi. Non sarà semplice ma dobbiamo provarci in questo particolare momento.
Cosa ci può dire sui Reparti di Geriatria per acuti?
I reparti di Geriatria devono essere diversi da come lo sono oggi e somigliare più a quelli Pediatrici. Devono essere più liberi, aperti ad amici e parenti. Non c’è infatti un motivo valido che giustifichi l’attuale chiusura; non c’è una legge dello Stato che impedisca di andare a trovare un parente anziano in ospedale, ma dovrebbe esserci una legge che lo apra. Salvo infatti situazioni contingenti, l’ingresso dovrebbe essere libero dalla tarda mattinata fino a sera. La solitudine fa male all’anziano e non c’è miglior medicina che l’affetto e la vicinanza dei propri cari. Oltre a orari di visita più flessibili, gli specialisti SIGG chiedono anche di rivedere i menù nei reparti di Geriatria. “I pasti devono essere ‘su misura’ dell’anziano che ha bisogno di assumere più proteine, la cui carenza può portare alla perdita del 40% di massa muscolare”.
Crede che si possa fare qualcosa per migliorare le condizioni delle RSA?
Abbiamo inoltre ribadito la necessità di un cambio di paradigma nell’organizzazione dell’assistenza e delle cure dell’anziano, a cominciare dalle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) e dai pronto soccorso. Riteniamo necessaria la presenza della figura del geriatra anche nelle RSA, oggi presente solo in 1 struttura su 10, con lo scopo di garantire standard di cura e assistenza adeguati e uniformi.
E sul fronte dell’assistenza domiciliare?
La SIGG propone l’adozione di un nuovo modello, la formula dell’ospedale senza muri, che prevede vere e proprie “squadre mobili di pronto intervento” che portano, nei limiti del possibile, diagnosi e cura dall’ospedale a casa del paziente. “Un modello nato a Firenze il GIROT, (Gruppo di Intervento Rapido Ospedale Territorio), in collaborazione tra geriatri ospedalieri e medici di famiglia, che si è rivelato già vincente, riducendo ricoveri e mortalità.”
Cosa significa oggi avere un approccio geriatrico moderno verso la popolazione di anziani, 9 ML, e grandi anziani 4 ML?
Come detto in precedenza l’assistenza all’anziano richiede la presenza di un “Direttore d’Orchestra”, il Geriatra, medico della complessità sanitaria e sociale, che si faccia carico del paziente insieme a tutte le figure professionali necessarie a partire dai medici di famiglia e da tutti gli altri professionisti (infermieri, assistenti sociali, educatori, assistenti alla persona ecc., possibilmente con competenze geriatriche) ed ad una giusta e completa rete dei servizi geriatrici, come noto da esempi presenti in letteratura da molti anni.
Come potrebbe essere utile e determinante la presenza di uno specialista in Geriatria in Pronto Soccorso?
Il pronto soccorso è un fattore di rischio per gli anziani, dove i lunghi tempi di attesa e una presa in carico non adeguata possono essere causa di un aggravamento delle condizioni di salute e disabilità. Allettamenti prolungati, terapie farmacologiche multiple, cambiamento negli abituali ritmi di sonno, mancanza di un’adeguata alimentazione e isolamento, aumentano l’incidenza di delirium, cadute e diffusione delle infezioni. È quindi di primaria importanza ridurre i ricoveri non necessari e trattare quanto più possibile il paziente in contesto domestico. In questo quadro il geriatra ha un ruolo chiave nella corretta gestione dei bisogni clinici e assistenziali degli anziani. È dunque necessario integrare le figure professionali che si trovano nei pronto soccorso con esperti di geriatria. Il ruolo dello specialista in questo contesto è quello di prendere in carico pazienti che sono già in attesa di ricovero nel DEA attraverso una valutazione multidimensionale della funzione cognitiva, della perdita di autonomia, del rischio di cadute e del benessere del caregiver in modo da impostare insieme ai medici del pronto soccorso, il piano di cura ottimale che favorisca il miglior percorso possibile di cura in tempi rapidi, tra cui la possibilità di essere seguiti a domicilio.
La presenza del geriatra nelle RSA, oggi da intendere come strutture sociosanitarie vere, sarebbe di grande utilità?
Abbiamo bisogno di criteri omogenei a livello nazionale circa la qualità dell’assistenza fornita dalle RSA, un legame sempre più forte tra la residenzialità e il territorio, ma anche la ricerca continua di fondi per finanziare le prestazioni socioassistenziali, necessarie agli anziani non autosufficienti. L’RSA ha bisogno del geriatra e dell’approccio geriatrico. È un modello che ci consentirebbe una maggiore appropriatezza con un minor costo. Oggi gli specialisti sono presenti in meno della metà delle strutture e invece dovrebbero essere una presenza fissa in tutti i presidi per ridurre cadute, farmaci e ingressi ai pronto soccorso.
Una riforma come una speranza di cambiamento
Spendiamo infatti più del dovuto, ci sono troppi ricoveri in strutture che non sono adatte all’anziano fragile, così si finisce per creare disabilità e gli esborsi aumentano. Una riforma come una speranza di cambiamento. Cambiamento di cui c’è urgente bisogno: in Italia, infatti, continua a crescere il numero degli anziani non autosufficienti, ormai 3,8 milioni secondo Istat, eppure il sistema delle RSA vive una situazione di difficoltà che per oltre 20 anni non ha suscitato la necessaria attenzione da parte dello Stato e della politica. L’Italia, che conta 3.664 presidi assistenziali (222 pubblici e 3.442 privati accreditati), è infatti fanalino di coda in Europa con soli 19,2 posti letto residenziali contro la media di 47,2 posti ogni mille abitanti over 65. Per dare un riferimento europeo, nessun Paese del Vecchio Continente copre meno del 7-8% della platea, garantendo oltre 20 ore al mese di supporto. Gli operatori del settore, malgrado il favore con cui viene accolta la nuova stagione di dialogo con le istituzioni, non ritengono del tutto risolutivi i contenuti della riforma in essere.
Lei ha parlato di aprire gli Ospedali al territorio. Quale la modalità e l’utilità?
Si parla sempre più frequentemente di Ospedale a Domicilio (anche nella Legge 33/2023). L’ospedale domiciliare però, dovrebbe essere strettamente collegato con i presidi ospedalieri di riferimento. A Firenze, con il Modello GIROT (gruppi di Intervento rapido ospedale-territori), i medici ospedalieri escono dall’ospedale e vanno a visitare e curare i pazienti a domicilio in collegamento con la medicina generale, infermieri, assistenti sociali, medici specialisti e medici delle cure palliative. Così il sistema è davvero “unico”.
L’ospedale, se necessario, non deve mai essere negato a nessuno, a meno che non si sia in situazione di palliazione o fine vita
Ovviamente servono attrezzature e possibilità di cura per un vero ospedale domiciliare (ad esempio, possibilità di somministrare ossigeno, terapie endovenose, eseguire ECXG, ecografia ed esami ematochimici). Se riferito ai giusti pazienti non troppo gravi e con supporto familiare e logistico a casa, si possono curare gli anziani fragili al loro domicilio riducendo i rischi di una ospedalizzazione. Grande attenzione va comunque posta al fatto che se l’ospedale è necessario non deve mai essere negato a nessuno, a meno che non si sia in situazione di palliazione o fine vita.

di Andrea Ungar



