È ormai in atto una profonda trasformazione della medicina di famiglia e del ruolo del medico di base, anche se non da tutti chiaramente percepita. Nel giro di pochi anni la quasi totalità dei colleghi attualmente in servizio verrà sostituita da una giovane generazione, che riuscirà ad inserirsi nella professione a pochi mesi dal conseguimento del diploma di formazione specifica senza essere costretta, come molti dei cinquantenni attuali, a svolgere per decenni la guardia medica o altri lavori occasionali, poco gratificanti e spesso sottopagati.
Con l’aumento inoltre delle borse di studio per il corso di formazione in Medicina Generale possiamo dire ormai risolto il problema della carenza di medici di famiglia, sono 2000 all’anno gli iscritti al corso di formazione, prevediamo che, con l’inserimento nella medicina generale a conclusione del prossimo triennio, dei nuovi medici diplomati si raggiungerà un equilibrio sostanziale.
Il cambiamento del medico di medicina generale
Certo, in questi tre anni ci sarà ancora qualche problema di carenza, ma dobbiamo vigilare su proposte di sanatorie che vengono da più parti: rischieremmo di ricreare un problema di pletora medica che tanto ha danneggiato i colleghi laureatisi negli anni ’90, molti dei quali ancora in cerca di uno sbocco professionale stabile e di soddisfazione. Ma come sarà la prossima professione? Quali saranno le sfide da affrontare per evitare l’estinzione di una figura professionale, quella del medico di famiglia che tanto ha dato all’efficacia del nostro Servizio Sanitario Nazionale?
Ricordiamoci che siamo rimasti quasi gli ultimi ad avere un accesso libero allo studio, ad essere scelti come persona dai pazienti e a esercitare quel ruolo di ascolto e di orientamento nei percorsi sempre più complessi e sofisticati e dipendenti dalla tecnologia (pensiamo all’Intelligenza Artificiale, ai farmaci biologici, ai trapianti) della professione medica. In presenza di una popolazione assistita sempre più anziana, affetta da una o più patologie croniche, il ruolo del medico di famiglia deve essere giocato in un percorso di accoglienza della persona, dotandosi di un’organizzazione, anche minima in termine di personale (collaboratore di studio, infermiere, strumentazione diagnostica) che permetta di delegare alcune funzioni ed attività che “rubano tempo” dedicato alla clinica, ingenerando insoddisfazione, disamoramento, sfociando spesso in situazioni di burn-out conclamato tanto dannose sia ai malati che agli stessi nostri colleghi.
L’integrazione ospedale-territorio
Organizzazione dello studio (personale, device) per affrontare operativamente la gestione dei percorsi di prevenzione e di presa in carico dei malati cronici, assistenza domiciliare, per evitare ricorsi inutili al livello specialistico garantendo sostenibilità al Servizio Sanitario che, ricordiamocelo, è l’ambiente entro cui si svolge prevalentemente la nostra professione. Particolare attenzione dovrà essere prestata ai sistemi informativi, che ogni regione sta mettendo a punto, che permettono uno scambio continuo di informazioni con ospedali e strutture sanitarie: sono uno strumento, se ben conosciuto e usato che permette una conoscenza della storia clinica del paziente sconosciuta fino ad ora. E il farmaco, principale strumento di cura dei nostri malati: dai nuovi vaccini ai nuovi farmaci per il diabete, per la BPCO, per le patologie cardiovascolari, per le patologie infiammatorie croniche, sempre più è necessario approfondimento delle nuove opportunità che il mercato mette a disposizione, facendo sentire la propria voce quando spesso, per pure ragioni economiche, ci viene impedito dagli enti regolatori di prescrivere il farmaco più efficace, lasciando la prescrizione esclusiva allo specialista.
E sulla sostenibilità un’altra riflessione dovrà essere fatta per evitare un consumismo e uno spreco a danno di tutto il sistema: quali sono i test e le procedure diagnostiche veramente utili per i nostri pazienti, perché spesso vengono ripetuti senza alcuna motivazione, spesso perché il collega specialista non è a conoscenza del percorso già fatto dal paziente? Qual è la conoscenza dei trattamenti a disposizione dei medici di famiglia quando il brevetto del cosiddetto “brand” è scaduto? Senza una conoscenza approfondita di questi temi che abbiamo offerto, anche se solo per titoli, ai nostri lettori penso che il lavoro nostro e di tutti i nostri colleghi nei prossimi anni non potrà avere i risultati che tutti auspichiamo. Il cambiamento è in atto, non adattarsi significa sparire.
Ce lo ricorda Darwin: “Non è la più intelligente delle specie quella che sopravvive; non è nemmeno la più forte; la specie che sopravvive è quella che è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova”.

di Fiorenzo Corti



