Le Arti Professionali sono cambiate nel tempo e si sono divise in specialità e sub specialità; dalla medicina all’architettura nessuna disciplina è sfuggita all’impulso della conoscenza e delle molte intelligenze che la guidano. Conosciamo bene quanto è accaduto nelle discipline mediche, che fino agli anni ’60 erano ricondotte a medicina, chirurgia e biologia, mentre oggi sono articolate in numerose specialità alle quali ci rivolgiamo per risolvere i problemi dei pazienti. In architettura, allo stesso modo, vi sono ambiti distinti: chi si occupa del verde, sempre più cruciale per la sopravvivenza, chi della tecnologia — basti osservare l’impatto dei materiali sullo sviluppo architettonico — e chi delle persone.
Questi tre aspetti stanno trasformando profondamente la configurazione dei futuri ospedali, che dovranno non solo rispondere a nuove esigenze tecnologiche, ma anche integrare il paziente in una rete assistenziale sempre più articolata tra ospedale e territorio, secondo una prospettiva umanistica. A guidare tali cambiamenti sono nuove conoscenze e nuove forme di intelligenza. “Intelligens”, titolo della prossima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2025, richiama proprio la pluralità delle intelligenze, degli obiettivi e dei destinatari.
Il tema dominante oggi è quello dell’intelligenza artificiale e della possibilità che essa possa affiancare o addirittura sostituire quella umana. L’AI occupa ormai stabilmente il dibattito contemporaneo, interrogandoci sul futuro e sul destino dell’umanità. Dopo il rilascio della versione 4.0 di ChatGPT, non vi è ambito che non si confronti con le potenzialità rivoluzionarie dell’Artificial Intelligence. Spesso queste riflessioni si accompagnano a visioni catastrofiche, legate al timore che l’uomo non riesca a governare lo sviluppo tecnologico. In questo senso, può essere utile tornare alla riflessione di Italo Calvino che, già alla fine degli anni ’50, nel saggio Cibernetica e fantasmi (1967), si interrogava: “Un giorno avremo la macchina capace di sostituire il poeta e lo scrittore?”.

di Andrea Stella



