L’Ospedale del futuro

Renzo Piano, interrogato su come dovrà essere l’Ospedale del futuro, diceva: “Entrare in ospedale è come stare in apnea. Che tu sia malato, parente, medico o infermiere, vivi uno stato di sospensione. La passione è l’elemento dominante, una sorta di sconvolgimento interiore che si confonde alla solidarietà e al dramma di quei momenti. Gli esseri umani ne sono completamente coinvolti. È ovvio che l’eccellenza medica sia l’elemento di partenza, ma deve essere affiancata dall’eccellenza umana”.

Dall’ospedale tradizionale al modello contemporaneo

A suo avviso quindi, il primo passo dovrebbe essere quello di “recuperare una visione umanistica dell’ospedale”. Siamo passati da una tipologia ottocentesca a padiglioni a quella novecentesca a monoblocco, ambedue le strutture con pregi e difetti. L’Ospedale a padiglioni mostrava una certa attenzione alla persona con la presenza di alberi e giardini negli spazi aperti, ma con l’evoluzione e l’avanzamento tecnologico della medicina, si sono presentati difetti strutturali e funzionali così rilevanti da rendere assai difficile e macchinosa l’assistenza e il collegamento tra gli stessi padiglioni, collegamenti che si erano resi nel tempo indispensabili per la nuova interdisciplinarità della medicina. Si è realizzata una sorta di spersonalizzazione, dove l’attenzione alla cura è stata sostituita da quella per l’aspetto tecnologico. Progressivamente, alla tipologia ottocentesca si è sostituita quella a monoblocco che ha il vantaggio di non essere dispersiva, contendo tutto nello stesso edificio, con evidente maggior funzionalità nei collegamenti tra discipline. Molti architetti del settore condividono oggi l’idea che si debba progettare un ospedale prestando grande attenzione agli aspetti strutturali e funzionali nel rispetto dell’uomo paziente.

Umanizzazione delle cure e centralità del paziente

Per prima cosa quindi una maggiore umanizzazione, tanto da prevedere uno spazio a misura d’uomo, sicuro e confortevole, per poter garantire benessere e privacy, avendo ben chiaro che gli studi confermano che stanze singole non significhino necessariamente maggiori costi. L’Ospedale non dovrà essere un edificio isolato ed avulso dal tessuto urbano in cui si colloca, ma esserne parte integrante e comunicare con esso, una cosiddetta urbanizzazione. Dovrà tenere conto della Innovazione, quindi possedere una grande flessibilità architettonica, garantendo cambiamenti secondo le esigenze terapeutiche, tecnologiche e organizzative: l’edilizia ospedaliera dovrà quindi rispondere nel modo più flessibile possibile alle nuove esigenze.

Innovazione e flessibilità delle strutture

La standardizzazione e la modularità sono elementi essenziali, con camere con pianta standardizzata, che possono essere ampliate e adattate senza ricostruzione. Nei nuovi ospedali dovrà essere presente una sezione dedicata alla ricerca clinico-scientifica che, favorisca aggiornamento e adeguamento alle ultime novità con personale dedicato alla raccolta dati e alla loro analisi, aspetti che sono stati ben enfatizzati dalla pandemia COVID-19. Un ultimo aspetto da considerare è il processo in atto di digitalizzazione della struttura societaria che coinvolgerà anche gli Ospedali che saranno fortemente digitalizzati. La speranza è che oltre a tutto ciò vi sia una interconnessione tra gli Ospedali ed i sistemi di assistenza medica, infermieristica e terapeutica ambulatoriali territoriali circostanti. Insomma, il futuro si presenta assai complesso, ma come sappiamo l’evoluzione dei tempi è inesorabile ed inarrestabile.

Il professore Andrea Stella, Ordinario di Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna

di Andrea Stella

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