Una lista di controllo delle dinamiche in gioco durante la relazione medico paziente

“La missione di un medico non deve essere solo quella di ottenere la guarigione o prevenire la morte del paziente, ma anche quella di migliorare la qualità della vita. Ecco perché se si cura la malattia o si vince o si perde, se invece si cura (prendersi cura) una persona ti garantisco che in quel caso si vince qualunque esito abbia la terapia” (cit.). In questi ultimi decenni si è passati da un modello di relazione medico paziente basato su aspetti paternalistici in cui il ruolo riconosciuto sia da pazienti che dai familiari garantiva un potere non solo relazionale che portava il paziente a non mettere mai in discussione le scelte del medico stesso, con l’avvento di una maggiore scolarità delle persone, con l’introduzione dei social e con l’avvento del consenso informato si è passati ad un modello contrattuale (alleanza terapeutica) la cui efficacia dipende in larga misura dalla relazione che il medico riesce o vuole costruire con il paziente e/o familiari. Non dobbiamo dimenticare per tutto questo che non esiste una unica percezione della malattia ma ne esistono (secondo il modello anglosassone) tre:
illness: la percezione della malattia che ha il paziente;
disease: la percezione della malattia che ne ha il medico basata sulla diagnosi fatta:
sickness: il tipo di riconoscimento sociale della malattia stessa, come questa impatta sulla vita di relazione del paziente nell’ambito familiare-affettivo, nell’ambito lavorativo e nell’ambito relazionale più generalizzato.

Non dobbiamo mai dimenticare questo triplice visione della malattia, visioni che generano percezioni ed impatti diversi.
Il medico dovrebbe cercare di capire quale sia la visione del paziente della malattia (illness e sickness) per sviluppare una relazione coerente e realmente empatica.
Paura, ansia, incertezza, confusione, rifiuto, rassegnazione e negazione sono alcuni dei sentimenti che il paziente sviluppa di fronte ad una diagnosi ed una prognosi percepite come negative.

Di seguito una mappa di come potrebbe essere un percorso relazionale nella relazione medico paziente, questa mappa vuole essere solo un momento di riflessione su ciò che realmente avviene durante una visita e di quali siano i punti che mancano rispetto a questo percorso.

Accogliere il Paziente:
• Costruire una relazione empatica fatta di dialogo e ascolto
• Aprire la discussione sulla problematica espressa dal Paziente
• Capire le preoccupazioni del Paziente
• Mantenere una connessione relazionale
• Investigare i segni ed i sintomi
• Condividere informazioni attraverso l’uso delle domande e l’ascolto empatico delle risposte
• Capire la prospettiva del Paziente attraverso la storia e le dinamiche familiari, la cultura, il sesso, l’età, i fattori soggettivi socioeconomici
• Investigare le credenze personali del Paziente circa le aspettative di possibile risoluzione della sintomatologia e della patologia
• Riconoscere e rispondere a idee, sentimenti, emozioni specifiche del Paziente in relazione alla condizione di disagio e malattia (paure e timori)
• Condividere lo stato di fatto usando un linguaggio tarato sul singolo Paziente
• Controllare ciò che il Paziente capisce o non capisce
• Raggiungere un accordo sul problema e sulla possibile strategia di risoluzione (terapia, indagini ulteriori, ecc.)
• Incoraggiare il Paziente coinvolgendolo nel processo decisionale di scelta dei passi successivi
• Comprendere la volontà reale e la capacità del Paziente di seguire le terapie proposte ed impostate
• Concludere la visita riassumendo ciò che è stato concordato e assicurarsi che su questo non ci siano ulteriori dubbi, malintesi o perplessità
• Pianificare un efficace follow up (pianificare un’eventuale prossima visita o piani per inaspettati accadimenti)
• Chiudere empaticamente dando una prospettiva realistica ma orientata alla positività.

Giovanni Gabrielli

di Giovanni Gabrielli

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