Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata su Thrombosis Research (maggio 2025) ha valutato l’efficacia e la sicurezza delle diverse eparine a basso peso molecolare (EBPM) nella profilassi del tromboembolismo venoso (TEV) dopo interventi chirurgici per tumori addominali o pelvici.
Perché la profilassi è fondamentale in chirurgia oncologica addomino-pelvica
I pazienti con tumori solidi addominali o pelvici presentano un rischio particolarmente elevato di tromboembolismo venoso. L’intervento chirurgico, l’immobilizzazione, l’infiammazione e le alterazioni della coagulazione legate al cancro aumentano ulteriormente la probabilità di sviluppare trombosi venosa profonda (TVP) o embolia polmonare.
Senza un’adeguata profilassi, l’incidenza di TEV post-operatorio può arrivare fino al 10-40% dopo procedure maggiori. Per questo le linee guida internazionali raccomandano l’uso di anticoagulanti, in particolare le eparine a basso peso molecolare, sia nella fase ospedaliera sia dopo le dimissioni.
Nella review sono stati inclusi 19 trial randomizzati per un totale di 6.318 pazienti oncologici sottoposti a chirurgia oncologica addominale o pelvica.
Lo studio ha confrontato le EBPM sia con trattamenti non a base di EBPM sia tra le diverse molecole (enoxaparina, dalteparina, nadroparina, parnaparina, certoparina, ecc.).
Rispetto ai trattamenti non-EBPM, le eparine a basso peso molecolare hanno ridotto in modo significativo:
- il rischio di TEV
- il rischio di trombosi venosa profonda
- il rischio di embolia polmonare
Tutto questo senza aumentare in modo statisticamente significativo i sanguinamenti maggiori, la mortalità per qualsiasi causa, la trombocitopenia.
Non sono emerse differenze clinicamente rilevanti di efficacia o sicurezza tra le diverse EBPM analizzate.
Implicazioni pratiche
I risultati rafforzano il ruolo consolidato delle eparine a basso peso molecolare nella profilassi del TEV dopo chirurgia oncologica addomino-pelvica.
Nella pratica clinica quotidiana questo si traduce in:
- utilizzo delle EBPM come standard di riferimento nella fase peri-operatoria;
- possibilità di prolungare la profilassi fino a 4 settimane nei pazienti a più alto rischio, come raccomandato dalle principali linee guida;
- flessibilità nella scelta della molecola, basata su disponibilità, costi, preferenze del paziente e esperienza del centro, piuttosto che su differenze di efficacia dimostrate.
Conclusioni
Lo studio conferma il ruolo consolidato di questa classe di farmaci e indica che, allo stato attuale delle evidenze, non esiste una molecola chiaramente superiore alle altre in questo contesto. I risultati supportano le raccomandazioni delle linee guida internazionali, che prevedono l’uso di LMWH per 7-10 giorni dopo l’intervento e, in molti casi, l’estensione della profilassi fino a un mese.



